Associazione Italiana
Misofonia

AIMIF, associazione no-profit, nasce il 19 novembre 2018

AIMIF è la prima organizzazione italiana esclusivamente dedicata allo studio, ricerca, cura, formazione e divulgazione culturale inerenti la condizione di ipersensibilità e ridotta tolleranza a determinati stimoli sonori denominata Misofonia.

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Scoprire la misofonia

Il primo libro italiano di divulgazione scientifica sulla misofonia

EDIZIONI AIMIF

Questo libro è rivolto a tutti coloro che vogliono conoscere la misofonia in modo dettagliato o, non avendone mai sentito parlare, desiderano capire di cosa si tratta ed esserne consapevoli. La sua lettura interesserà sia le persone misofoniche, giovani o adulte, sia coloro che non lo sono: genitori e parenti di bambini e giovani misofonici, insegnanti ed educatori, tutor sportivi e animatori la cui attività possa coinvolgere persone con misofonia. Scoprire la misofonia fornisce una panoramica del disturbo secondo vari aspetti, dalle basi scientifiche alle conseguenze sociali della misofonia a casa, a scuola e al lavoro; illustra i fondamenti relativi al trattamento della misofonia, al supporto delle persone che ne soffrono e offre una proposta originale di strumenti diagnostici.

A cura di Mario Campanino. Puoi ottenerlo e recensirlo presso:

AmazonMondadoriIBSLibreria Universitaria

Cos'è la Misofonia?

La Misofonia è un disturbo che “si nasconde”, e per questo influisce tanto più negativamente sulla vita delle persone che ne soffrono.

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Chi Siamo?

Scopri l’Associazione Italiana Misofonia, i nostri valori, la nostra mission.

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Cosa facciamo?

Informati sulle attività che sviluppiamo con tutti i nostri associati e sulle nostre iniziative di supporto e cura per le persone con misofonia.

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Perché Associarsi?

Chi soffre di misofonia, spesso non lo sa. Quel che sa, è di avere cominciato da bambino a provare un disagio insopportabile nel sentire determinati suoni. Quando ha provato a portare l’attenzione degli altri su quel disagio, il suo richiamo di aiuto ha ricevuto scarsa accoglienza, e spesso è stato rifiutato. Con anche un senso di disprezzo: “sei una persona difficile, scontrosa.”

Questo perché chi si è sentito dire “fai meno rumore con la bocca”, o “non respirare così forte”, l’ha presa come una cosa personale, e piuttosto che chiedersi “perché gli dà fastidio?”, gli ha magari risposto: “ma che vuoi? che problema hai?”

Già, ma chi dava a quel bambino le parole giuste per spiegarsi? Non era ancora pronto per dire: “Ho un disturbo neurologico legato al mio cervello neuro-atipico.” E aggiungere: “Non ho niente contro di te, ti sto solo chiedendo di avere cura del mio disagio.”

In mancanza di queste parole, il bambino è diventato un adulto consapevole che chiedere di avere cura “di quel problema” era impossibile, e che le sue rare rimostranze potevano incontrare solo rifiuti. Quindi, meglio starsene un po’ da soli. Soffrire a casa, poi soffrire a scuola, poi in autobus tra casa e scuola, poi in ufficio, poi…

poi basta. Facciamo che da oggi il bambino e l’adulto non debbano più avere paura di quei rifiuti. Facciamo che tutti imparino le parole giuste per parlare di misofonia: della propria, di quella dei propri figli, dei propri amici, dei propri studenti, dei propri colleghi. Facciamo che siamo in tanti e che diventiamo consapevoli che chi rifiuta la misofonia è – lui – affetto da ignoranza in materia.

Associamoci per aiutare quel bambino ad avere genitori, amici, insegnanti – non “comprensivi” – ma che CONOSCONO la Misofonia.

Ok, voglio associarmi!