Vivere con la misofonia. Intervista a A.D.

Vivere con la misofonia. Intervista a A.D.

Ne ho parlato con le mie compagne di ballo e una compagna mi ha detto che il figlio, penso abbia sui vent’anni, da tanto tempo mostra un fastidio esagerato durante il pranzo riguardo la masticazione degli altri e io le ho detto che può essere un disturbo che si chiama misofonia… Io non mi vergogno, non lo nascondo, anzi, è da quando ero piccola che mi lamento di questo, mi hanno sempre detto che sono fastidiosa, che ho un brutto carattere e invece adesso finalmente gli ho dato un nome e mi sento molto meglio perché so che è una cosa seria, un disturbo, non è un capriccio.

I primi disturbi legati ai suoni emessi dalle persone li ho riscontrati con mia nonna intorno ai 10-12 anni. Poi c’era il ticchettio della sveglia, il gocciolio, oppure il tic e tac della penna, che mi danno ancora oggi fastidio. Il rumore della sveglia se non è proprio forte, sono riuscita a gestirlo isolandolo grazie allo yoga, invece per il ticchettio della penna o per i rumori durante la masticazione o tirare su col naso sono comunque rimasti molto fastidiosi. Se vado al cinema prendo il posto sul corridoio, perché se mi capita qualcuno vicino che tira su col naso me ne devo andare. Per tutto il film con questo che tira su col naso io non ce la faccio. Poi anche il cassetto non chiuso bene, un cassetto in cui rimane dentro un pezzo di tovaglia e mia madre lo chiudeva con ‘sta tovaglia che usciva fuori, oppure il rumore della carta, tante piccole cose io me le ricordo da sempre. Ero assolutamente inascoltata a casa e nel mio percorso di analisi transazionale è venuto fuori che forse è legato alla mancata rielaborazione del grande lutto di mio padre. Ho spostato l’attenzione su altro, sui rumori appunto, per attirare l’attenzione dei grandi e per deviare l’attenzione dal problema enorme che invece mi attanagliava. Io che sto seguendo molti percorsi ho capito che questo enorme problema l’abbiamo fatto sfociare in tanti piccoli fastidi, ossessioni, anche per attirare l’attenzione, per dire “guarda io non sto bene, dammi un attimo di attenzione” e l’andavo a concentrare su questi suoni impercettibili, perché a me dà fastidio non il rumore grande, ma il rumore impercettibile ripetuto e costante.

Ancora adesso con la mia famiglia mi sento invisibile, non si ricordano i miei gusti, non si ricordano le mie paure, minimizzano i miei problemi di salute, poi però ci vogliamo bene.

È un problema ancora attuale che poi ho riportato anche al lavoro, nel precedente lavoro mi sentivo invisibile, non ascoltata, me lo sono portato dietro per tutta la vita, quindi comunque va affrontato.

Ho scoperto la misofonia qualche mese fa, grazie all’intelligenza artificiale, perché a maggio mi sono tornati fuori molti sintomi in maniera prepotente con il mio compagno e allora mi sono spaventata, sono andata dalla mia psicologa, gliel’ ho detto, abbiamo provato a fare una seduta di EMDR, non è andata molto bene e lei mi ha detto che non mi poteva aiutare.

Io sono rimasta spiazzata, ho detto “Come non mi puoi aiutare, allora che faccio?” Poi lei è andata in ferie e mi sono messa alla ricerca di altri specialisti, ne ho trovate due bravissime. Voglio proprio capire perché ho reagito sviluppando questo disturbo, quindi voglio andare a rimuovere il trauma alla radice, non voglio lavorare solo sui sintomi.

Come dicevo, in questo periodo di ricerca ho consultato l’intelligenza artificiale, scrivendo quello che provo ed è uscita la parola “misofonia”. Ho cercato su internet, ho trovato l’AIMIF e l’ho subito contattata. Ho fatto anche il primo colloquio conoscitivo con il Centro Clinico, nel quale lo psicologo mi ha dato tantissimi strumenti per affrontare con un’altra visione questo disturbo. Sono stata bene per dieci giorni dopo aver parlato con lui, ha saputo toccare corde importanti, ma non ho proseguito perché sto già facendo un altro percorso.

Ho letto il libro di AIMIF, molto interessante. Al mio compagno ogni tanto leggo dei passi. Lui cerca di limitare i rumori ma penso che non sia lui a dover limitare i rumori, sono io che non li devo sentire, però per esempio delle volte gli rifaccio il verso e lui chiaramente dice “vabbè però non mi fare così”, e invece nel libro c’è scritto che è un modo per scaricare tutta la tensione che mi provoca sentire quel rumore. E’ come quando si vede qualcuno che fa un movimento e tu automaticamente lo rifai in una scuola di ballo per esempio, e lì è lo stesso: senti il rumore, lo rifai e lo scarichi. Il libro lo spiega bene, e allora il mio compagno ha detto: “Ecco, con questa spiegazione lo accetto di più”, riesce a capire anche lui tutte le sfaccettature e ha un grande rispetto per questa mia problematica. Questo è molto importante perché molto spesso a partire dalle famiglie di origine ma anche poi magari le persone più vicine sottovalutano, non conoscono e quindi tendono un po’ di nuovo a minimizzare o incolpare. Avere una persona disponibile accanto è veramente prezioso.

Sono maestra di Scuola Primaria. Ho un bambino secondo me misofonico in classe e quando ci sono determinate situazioni gli do degli strumenti per distogliere l’attenzione e dire “Guarda, c’è un po’ di confusione però è perché ci stiamo divertendo, perché i compagni sono felici” e lui subito cambia faccia perché si sente compreso.

Per me non è facile lavorare in un ambiente molto rumorose quale è la scuola, però amo talmente tanto l’insegnamento che cerco di mettere in secondo piano il disturbo: respiro e metto in atto tutto quello che ho imparato a yoga, lo insegno anche ai miei bambini in classe, a rilassarsi chiudendo la narice destra e poi quella sinistra, facendo esercizi con il corpo, li tengo sempre attivi. E’ un ambiente veramente ricco di stimoli sonori, quindi il fatto di essere molto centrati è importante. I bambini non conoscono il silenzio, e quando riesco a farglielo conoscere con dei giochetti, delle strategie, poi ne beneficiano anche loro.

Intervista a cura di Elena Gasparri.

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