Vivere con la misofonia. Intervista a D.M.

Vivere con la misofonia. Intervista a D.M.

Io sono misofonica da quando sono bambina. Ho sempre avuto fastidio per i rumori legati alla masticazione e alla respirazione, o meglio ai suoni legati al raffreddore come tirare su col naso. Da grande, oltre ai rumori, hanno iniziato a darmi fastidio anche i piccoli movimenti ripetitivi, soprattutto se li vedo di lato, con la parte periferica della retina, ad esempio se qualcuno seduto accanto a me dondola la gamba o si “gira i pollici”, per cui ho scoperto di soffrire anche di misokinesia. La misofonia è sempre stata motivo di incomprensione con la mia famiglia: quando vivevo a casa, era soprattutto mio padre ad infastidirmi facendo rumori masticando o nel tentativo di pulirsi i denti. Io mi lamentavo e venivo rimproverata perché ritenuta maleducata oppure venivo presa in giro, anche se bonariamente. Queste reazioni dei miei familiari mi hanno sempre provocato grande sofferenza e mi hanno fatto sviluppare un profondo senso di colpa ed inadeguatezza. Pensavo di essere sbagliata e di essere la sola ad avere questo problema. Una volta, da ragazza, non mi ricordo quanti anni avessi, lessi un’intervista a Robbie Williams, il cantante, in cui lui raccontava di non riuscire a sopportare i rumori legati alla masticazione. Era una frase buttata lì e non approfondita, non so perché avessero dato risalto a quel particolare. Per la prima volta pensai con sollievo: “Non sono l’unica!”. Per anni più nulla sull’argomento, poi un giorno, ero già all’università e avevo accesso a internet, scopro che esiste un termine per il mio problema “misofonia”. Ma solo quello, nessun’altra informazione né cure. Quando sono diventata mamma (ho due bambine) ero terrorizzata all’idea di trasmettere questo problema anche a loro. Nel 2020, cambio lavoro e vengo messa in studio con un collega che (ignaro) si schiarisce la gola, di continuo e ritmicamente: la morte per un misofonico. Cosa potevo dirgli? Che mi dava fastidio, rischiando di passare per matta? Cercavo di scaricare la tensione facendo quello che tanti misofonici fanno: ripetevo il suono. Ma non era sufficiente. Un giorno, disperata, mi metto la parola misofonia su un motore di ricerca in internet e scopro che in Italia esiste un’Associazione di Misofonici, l’AIMIF. Immediatamente scrivo al presidente, Mario Campanino. Ci sentiamo al telefono, è misofonico anche lui: finalmente una persona che mi capisce! Mi dice di essere in contatto con un centro di psicologia in cui i terapeuti sono formati sulla misofonia. Io avevo già fatto dei percorsi psicologici per problemi di ansia, ma nessuno dei miei terapeuti conosceva la misofonia. Ho iniziato il percorso mirato con una psicologa, con un set di 5-6 incontri se non ricordo male. Finiti quelli ho continuato perché mi ero trovata molto bene e ogni tanto faccio ancora dei colloqui con lei. La psicoterapia non mi ha “guarita” dalla misofonia, alcuni suoni/movimenti mi danno comunque fastidio, però mi ha permesso di superare il senso di colpa per esserlo! Sono misofonica e ovviamente non mi fa piacere, ma non mi sento più in colpa o sbagliata. Prima della psicoterapia, ogni volta che pensavo al fatto di essere misofonica mi veniva da piangere. Adesso penso che sono fatta così e basta; se poi qualcuno prova a farmelo pesare, mi difendo e rivendico il diritto di essere quello che sono. La psicologa inoltre è riuscita a far emergere quella che probabilmente è stata l’origine della misofonia nella mia infanzia: non mi sentivo “vista” e compresa e la rabbia e frustrazione, tenute dentro, hanno trovato quello come sfogo. Ripeto, non sono guarita, ma accettare il fatto di essere misofonica mi ha tanto alleggerita, davvero tanto alleggerita. Io consiglio ai misofonici di fare un percorso di psicoterapia con qualcuno che conosca l’argomento: non si guarisce, ma imparare ad accettarsi abbassa il livello di ansia, di nervosismo. Stare sempre in allerta aumenta la percezione dei rumori e il senso di rabbia e frustrazione associate: basta un piccolo trigger ed esplodi. Se sei sereno con te stesso, gestisci meglio le reazioni. Poi, è ovvio, ho ancora le mie giornate no e il mio compagno, suo malgrado, diventa bersaglio dei miei sguardi di odio per aver strisciato le ciabatte o rosicchiato una carota. Non è facile stare vicini ai misofonici: non lo facciamo con cattiveria, ma riversiamo tanta rabbia sulla fonte del nostro fastidio!! Per questo, secondo me, è utilissimo che le persone con cui viviamo o che frequentiamo per amicizia o lavoro sappiano cos’è la misofonia. Anche in loro è naturale che scatti una reazione di difesa quando vengono “rimproverati” ed il rischio, se non ci si ferma un attimo a considerare da dove nasce quel rimprovero, è che si crei una dinamica relazionale distruttiva. Tu fai il rumore, io mi lamento, tu ti offendi o ti arrabbi…e siamo sempre più distanti, come nella mia famiglia. Diffondere la conoscenza della misofonia tra familiari, amici e negli ambienti lavorativi e scolastici può aiutare chi è misofonico a sentirsi libero di chiedere comprensione e aiutare chi gli sta vicino a non sentirsi attaccato in maniera personale. Concludo raccontando che nel 2022 c’è stato il primo convegno dell’AIMIF a Salerno. Io ho partecipato insieme al mio compagno: è stato bello conoscere Mario Campanino, altre persone misofoniche come me e ricercatori e psicologi esperti nel tema. Era anche il giorno del mio compleanno ed io quel congresso l’ho vissuto proprio come un regalo: è stata la prima volta che ho associato alla misofonia qualcosa di bello e il cuore mi si è riempito di gratitudine e speranza.
Related Posts
Leave a Reply

Your email address will not be published.Required fields are marked *